Estetica dell’Addome

DIASTASI DEI RETTI ADDOMINALI – TERAPIA RISOLUTIVA ED ESTETICA

Fisiopatologia della diastasi dei retti addominali:

I muscoli retti addominali tendono ad allontanarsi durante la contrazione in quanto sono sganciati mediamente. La diastasi perciò si aggrava progressivamente con l’allenamento
-Dott. Antonio Darecchio-

La diastasi dei muscoli retti addominali consiste nell’allontanamento progressivo -e purtroppo irreversibile- dei due muscoli retti addominali ed il concomitante assottigliamento della linea alba.

Durante tale processo fisiopatologico è molto frequente l’aggravamento o la formazione ex novo di ernie ombelicali o della linea mediana.

I motivi di questa patologia sono da ricercarsi nell’eccessivo aumento di volume endo-addominale che si verifica nel caso di gravidanze o obesità viscerale.

La malattia è del tutto benigna ed in genere a lenta evoluzione, ma contrariamente a quanto molti possono pensare è pressoché irreversibile e gli esercizi per irrobustire la muscolatura risultano poco efficaci o controproducenti. Infatti la diastasi addominale non è una malattia propriamente del muscolo retto-addominale ma della guaina tendinea che lo avvolge: una differenza sostanziale, che rende vano l’allenamento a causa di un tessuto tendineo-aponeurotico che, una volta reso lasso dalla malattia, non può più ritornare alla sua forma originale.

Diastasi addominale: Sintomi, come riconoscerla con l’autodiagnosi

L’autodiagnosi della diastasi dei muscoli retti addominali è semplicissima, ma bisogna stare attenti a varie altre patologie che possono essere fattore di confondimento.

Nel caso più semplice, a paziente normopeso, durante il movimento di alzare la testa da sdraiati o, ancor più, flettendo il busto in avanti con il classico crunch addominale, si avrà evidenza visiva di una deformazione allungata e ovale situata tra la parte inferiore dello sterno e l’ombelico.

Una volta tornati in posizione di riposo la deformazione scomparirà o diventerà meno evidente, ma appoggiando una mano nella regione interessata si percepirà chiaramente una debolezza dei tessuti rispetto alle zone circostanti.

La diastasi addominale non è un’ernia ma spesso si associa ad ernie della linea mediana.

La terapia è chirurgica, specifica e dedicata.

La terapia più conservativa ed estetica è Robotica

La chirurgia robotica è l’ultima frontiera della chirurgia mini-invasiva e rende possibile il reale e stabile avvicinamento di un muscolo retto dell’addome al controlaterale attraverso delle piccole vie di accesso per telecamera e strumenti operatori.

Il chirurgo, pertanto, attraverso una telecamera a visione tridimensionale e con l’ausilio di strumenti precisi al decimo di millimetro può realizzare una sutura a tutto spessore, stabile e duratura. Tale sutura riporta in sede i margini mediali della guaina tendinea dei muscoli retti addominali. Si ripristina così la linea alba, permettendo l’avvicinamento dei muscoli addominali e la chiusura del difetto di parete senza modificare l’anatomia originale, ma ricostruendola.

Grazie a questo grande vantaggio rispetto alla chirurgia a cielo aperto, la diastasi addominale può essere oggi curata in maniera poco invasiva senza lasciare vistose cicatrici o corpi estranei protesici permanenti. Mi capita spesso di visitare ed operare pazienti che per tanti anni hanno rimandato un intervento chirurgico a cielo aperto e che invece con la metodica mini-invasiva robotica trovano la migliore soluzione.

Un caso tipico di diastasi addominale, dalla diagnosi alla risoluzione visto dalla prospettiva del paziente (e del medico ):

Questo paragrafo è il più importante dell’approfondimento diastasi addominale in quanto qui vorrei parlare ai lettori attraverso esempi concreti.

Il caso tipico: paziente con due gravidanze recenti e diastasi addominale evidenziata dopo il secondo parto associata a piccola ernia ombelicale.

Spesso già dalla prima telefonata capisco che la paziente ha consultato altri medici e magari ricevuto risposte contrastanti… Niente di più facile in quanto i veri specialisti del settore sono molto pochi.

Si fissa una prima visita che può essere eseguita nella clinica di Milano o Roma a seconda della preferenza.

La prima visita comprende sempre l’ecografia ad alta frequenza di superficie, eseguita anche sotto sforzo. Questo esame mi permette di misurare precisamente il difetto e confermare la diagnosi.

L’altra parte importantissima della visita è il colloquio approfondito sull’aspettativa estetica. Spesso infatti ci si trova di fronte a esiti di cesareo con cicatrici antiestetiche o ad un eccesso dermo-adiposo che si vorrebbe eliminare.

Nel momento in cui si solleva l’argomento estetico pongo l’attenzione sull’importanza di ricostruire l’anatomia dei muscoli e sul fatto che questa sarà la prima fase dell’intervento di riparazione della diastasi addominale. Tutto ciò che riguarda l’estetica, la pelle, la plastica di precedenti cicatrici è possibile e giustificata ma imprescindibile dall’aver riparato in maniera solida e ottimale la muscolatura, la linea mediana e l’eventuale piccola ernia associata.

Tutti noi vediamo cosa c’è fuori, ma affinché “il fuori” migliori bisogna consolidare gli strati più profondi della parete addominale.

D’altro canto la chirurgia robotica oggigiorno consente proprio questa parte dell’intervento e la rende possibile senza le vistose incisioni del passato.

Spesso le pazienti che hanno già consultato più chirurghi arrivano da due percorsi nettamente diversi che tuttavia non hanno portato fino a quel momento ad una decisione da parte della paziente.

Vediamo perché. Le pazienti che provengono dal sistema pubblico e sono state visitate dal chirurgo generale del Servizio Sanitario Nazionale, spesso sono state indirizzate verso un percorso chirurgico con la prospettiva di un intervento open come avviene per le grandi ernie e laparoceli. E spesso la proposta di posizionare una “rete” durante l’intervento a cielo aperto ha tralasciato completamente l’aspetto estetico, che per ovvi motivi non è rimborsato dalla sanità pubblica.

L’altro filone di pazienti che ricevo sono pazienti provenienti da consulti esclusivamente chirurgici estetici cui è stato prospettato l’esecuzione di una addominoplastica (che comunque comporta cicatrici), un decorso operatorio importante e agisce solo sugli strati superficiali della parete addominale. Con queste prospettive viene spontaneo prendere tempo e aspettare, considerando che la patologia è a lenta evoluzione.

Come chirurgo generale iper-specializzato in robotica di parete addominale so che posso risolvere i casi di diastasi addominale e dare una risposta a coloro che fino a quel momento non l’hanno avuta.

Una volta terminato il percorso pre-operatorio l’intervento è organizzato in modo da ottimizzare gli aspetti logistici: la seduta operatoria si svolge la mattina, in media i tempi sono di un’ora e mezzo di intervento; la paziente si sveglia con 4 piccole medicazioni lateralmente sul fianco sinistro, l’anestesia generale con farmaci di ultima generazione consente un recupero immediato e non si verificano nausea o altri effetti indesiderati legati ad essa.

Si può camminare autonomamente fino dal giorno seguente l’intervento, quando in media avviene la dimissione.

Il familiare o accompagnatore può rimanere durate tutta la degenza in struttura. Non avendo medicazioni o incisioni estese è possibile da subito una vita pressoché normale, ma bisogna aspettare almeno 10 giorni per riprendere gli sforzi fisici massimali (compreso prendere in braccio i bambini), poiché anche se non vi sono ferite chirurgiche esterne, i tessuti devono cicatrizzare e consolidarsi internamente.

Solitamente controllo i miei pazienti operati per diastasi dei retti addominali a 10 giorni dall’intervento e a distanza di un anno. L’unica raccomandazione è quella di cercare di tenere sotto controllo il peso nel tempo.

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